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sabato 7 aprile 2012

Pensarsi libero


Vi sono, almeno, due modi di interpretare il rapporto fra il cittadino e la legge. Il modo che ci piace, quello “liberal”, può essere sintetizzato così:

Si può fare tutto, tranne ciò che è espressamente proibito.

E' facile notare che si parte da ciò che si può fare, tutto, a meno che non sia vietato dalla legge.

Il secondo modo, quello che non ci piace, quello “oppressivo”, parte invece dalla lista dei divieti e alla fine rimangono solo spiragli di libertà:

Non si può fare niente se non ciò che è espressamente consentito.

Se all'atto pratico non ci sono differenze, la prospettiva è molto diversa, perché una cosa è avere libertà regolate, un'altra avere divieti che lasciano margini di libertà.

Ebbene, in molte scuole, soprattutto primarie e secondarie di primo grado (elementari e medie), capita di vedere, girando per aule e corridoi, cartelli con la lista dei divieti. I divieti sono elencati dettagliatamente, minuziosamente, burocraticamente. Non correre, non masticare la gomma, non mangiare fuori dagli orari, ecc.
Tuttavia, a parte la dubbia efficacia educativa di divieti assurdi, a parte che una scuola che tende prevalentemente a vietare dà l'idea di essere oppressiva, notiamo che la rincorsa dei divieti a limitare le libertà è, fortunatamente, persa in partenza. Infatti un alunno potrebbe riempire di minestrone il cappello del preside in quanto non espressamente vietato... 

A volte siamo noi stessi a porci in una posizione subalterna alle leggi e forse è un atteggiamento indotto da una prassi. Ci pensiamo circondati da divieti. Sarebbe un'operazione di igiene mentale pensare, come prima cosa, di essere liberi.


giovedì 8 marzo 2012

Al servizio dei cittadini - Un esempio





  1. Ammettiamo di abitare in una bella zona dell'Appennino, dove sette comuni costituiscono una Unione Montana.
  2. Ammettiamo che una scuola abbia fatto richiesta, tempo addietro, all'allora Comunità Montana, di istallare una certa apparecchiatura e sia stata accontentata.
  3. Ammettiamo che, ultimamente, l' Unione Montana e il Comune dove insiste la scuola abbiano litigato. Non interessa il motivo né attribuire la colpa.
  4. Ammettiamo, infine, che la scuola suddetta abbia bisogno del tecnico per riparare l'apparecchiatura di cui sopra.

Esito finale: L'Unione Montana non manda il tecnico a causa del punto 3.